Tutto ebbe inizio, quando, sul finire degli anni ‘70, mi fu regalata l’allora modernissima macchina della Barbie.
Dire che era fantastica è poco: linea affusolata, colore decisamente grintoso, adesivi… ops, stickers (parliamo moderno, va)… molto fashion, che consentivano di decorarla completamente (anche se la libera interpretazione delle istruzioni non era contemplata), motore che si presumeva essere rombante.
Il dettaglio che mi faceva andare fuori di testa era il vano per le musicassette. Sì, le musicassette, ve le ricordare? Quelle strane cose che si usavano per ascoltare la musica e che ora sono ormai finite nel dimenticatoio (quasi, perché io a volte le rispolvero). Quel minuscolo spazio collocato giusto in mezzo ai due sedili, proprio in corrispondenza del cambio, poteva contenere ben tre altrettanto minuscole cassettine, che avevano il loro bell’adesivo (giallo, azzurro e rosso) e la scritta pop, rock e qualche altro genere musicale di cui non ho memoria. Che il pop fosse azzurro e il rock giallo non è che una supposizione, perché davvero non riesco a ricordare. Però erano tre ed erano facilmente distinguibili grazie ai colori.
La macchina della Barbie, inspiegabilmente, perché non mi capacito ora di come un mezzo così sportivo potesse averne uno, aveva il gancio per il traino. E questo fu ciò che cambiò le sorti dei miei giochi per molti e molti anni a venire.
Dovete sapere che, dall’età di cinque anni, ho sempre trascorso le mie vacanze in campeggio, quindi per deformazione mentale una macchina con il gancio di traino non poteva non contemplare una caravan a seguito. Ovviamente a quei tempi non esisteva nulla di simile in commercio, per cui ebbi la geniale idea di domandare a mio padre, che si dilettava nei lavori manuali più diversi, di costruirmi la caravan da agganciare a quell’automobile.
Senonché mia madre, dotata di maggiore senso pratico, suggerì la realizzazione di un altro gioco, sempre legato al mondo della Barbie, il sogno proibito di tutte le bambine della mia età.
Questo!
Compariva ovunque possibile, te la mostravano alla tv, ne parlavano tutte le compagne di scuole e chi, come me, aveva dei genitori senza cuore che si rifiutavano di comprarla, era praticamente sull’orlo della disperazione.
I genitori avevano comunque ragione. Il gioco, che costava la bellezza di 25.000 lire dell’epoca, era veramente una schifezza, uno specchietto per le allodole con i fiocchi. I mobili erano praticamente tutti disegnati su uno sfondo di cartone che lasciava parecchio a desiderare e l’unica cosa degna di nota era il famosissimo ascensore giallo che conoscevano pure i sassi.
Mio padre, ovviamente, non se lo fece ripetere due volte e decide di mettersi all’opera praticamente subito. Ed io? Io abbandonai in tempo zero l’idea della caravan per buttarmi anima e corpo nella nuova avventura.
Non ricordo esattamente come andarono le operazioni di costruzione, so solo che alla fine ne uscì un capolavoro di dimensioni spropositate, un vero palazzo, che occupava uno spazio notevole della terrazza di mia nonna; una villa su tre piani, con giardino su veri livelli, dotata di piscina e garage attiguo.
Esiste una sola fotografia di quella casa (quella in testa a questo post), perché ai miei tempi le fotografie erano considerate qualcosa di sacro e non se ne facevano così tante come ora. L’idea poi di fotografare un giocattolo probabilmente era considerata pure bizzarra, ma io ringrazio oggi la mia cocciutaggine per essere riuscita ad immortalare la mia meravigliosa casa di Barbie.
Sì, sì, quella intenta a giocare - ma era solo una posa in funzione della foto, lo ricordo benissimo - sono io. Era l’estate del 1979 ed avevo undici anni. Tenete, però presente, che nei successivi sei o sette anni, praticamente fino a quando ho avuto il moroso, il tempo per la mia casa di Barbie c’è sempre stato!
Ora che l’avete vista, vi voglio però raccontare un po’ di segreti di quel palazzo, vi voglio mostrare cioè quello che non si riesce a vedere da questa unica foto un po’ sfuocata.
La casa era costruita in compensato ed aveva pareti e pavimenti interamente foderati di carta adesiva, che creavano ambienti diversi e si armonizzavano (abbastanza) con i mobili che vi erano contenuti. Il gusto, certo, era quello degli anni ‘70 e, probabilmente, mio padre aveva preso le carte adesive che era riuscito a trovare. Riguardandola ora, in effetti, mi pare una grande carnevalata, eppure io l’adoravo.
Il piano terra, a livello del giardino, ospitava una cucina a tutta larghezza, nella quale avevo messo dei giochi, che non avevano nulla a che fare con il mondo della Barbie, ma che per dimensioni vi si adattavano perfettamente. C’era una zona moderna sulla sinistra e una più classica sulla destra.
La parte moderna era costituita da questa cucina all inclusive, dove Barbie preparava manicaretti e prelibatezze. Vi prego di non guardare le condizioni di questo giocattolo, riesumato ieri pomeriggio dalla cantina giusto il tempo della fotografia, e in attesa - forse - di un restauro come tutti gli altri mobili di quella casetta.
La parte più classica era, invece, un piccolo gioiello, cioè sarebbe stato un vero gioiello, se mio padre non avesse commesso l’eresia di rivestirlo completamente di carta adesiva finto legno per renderlo più moderno. La scelta, oggi, fa accapponare la pelle, ma in quel momento pareva una vera genialata.
I pezzi di quella cucina classica erano appartenuti alla mia mamma. Un vera cucina, in vero legno, sulla quale un giorno - giuro - riuscirò a mettere mano per un restauro filologicamente perfetto, recuperando il colore originale, un delizioso azzurro anni ‘50, cucendo la tendina dell’acquaio e ripristinando i vetri della credenza che, come mia madre continuava a ripetere, erano realmente in vetro.
Oggi di quella meraviglia rimangono mobili sbiaditi e scrostati, ma depurati dall’orrenda carta adesiva che, in un moto di ribellione, avevo eliminato, seppur non completamente, anni fa.
Il primo piano ospitava il salotto e - inizialmente contro la mia volontà - la camera del Big Jim.
Big Jim ovviamente non era mio, ma di mio fratello, e con Barbie non aveva nulla a che fare, era proprio un altro gioco, pure in scala diversa. Ma il problema non era tanto questo, nessuno nasce perfetto. Il problema stava nel fatto che Big Jim si prendeva troppe libertà con Barbie. Avete idea di quante volte mio fratello mi abbia fatto trovare il suo Big Jim nudo dentro il letto di Barbie? Ovviamente con Barbie, pure lei molto poco vestita. Inutile dire che la cosa mi faceva andare in bestia, perché il povero Ken, compagno universalmente noto di Barbie, quello con il mascellone, che naturalmente avevo, faceva immancabilmente la parte del cornuto.
Comunque, dicevo, Big Jim in quella casa aveva la sua cameretta, anche questa costruita dal mio papà. Pure qui naturalmente sarebbe necessario un restyling pesante o quantomeno una pulizia accurata. Gran parte della carta adesiva si è staccata dall’armadio, un’anta dello stesso è penzolante, la libreria che qui pare sbilenca in verità andrebbe appoggiata contro una parete, perché non è fatta per rimanere in piedi da sola. Però, insomma, i mobili originali erano questi.
Il salotto, invece, originale anni ‘50, era pure questo appartenuto a mia madre. La foto lo mostra in condizioni pietose, ma basterebbe una bella spolverata e il tessuto con cui è ricoperto tornerebbe al suo colore originale. Al mobile manca un pezzettino - c’era, c’era - e la radio ha le manopole un pochino storte. Eppure non mi separerei da questi vecchi giocattoli manco morta.
A completare l’ambiente c’era una vecchia credenzina in legno, che costituiva il pezzo antico che in ogni casa fa la differenza. Credo provenisse dalla Boemia. Pure questa era di mia madre.
In un salotto così classico non poteva mancare il caminetto, che mio padre aveva creato con dei mattoncini di marmo (vero) provenienti dalla sua ditta. Aveva, infatti, un’impresa di marmi, graniti e porfidi, che durante la costruzione di casa Barbie era senza dubbio tornata utile! Del povero caminetto non rimane oggi che la parte inferiore.
L’ultimo piano era naturalmente occupato dalla camera di Barbie. Questa camera, decisamente anni ‘70, ha subito l’anno scorso un completo restauro che l’ha trasformata totalmente. È stato il mio primo progetto per Ispirazioni & Co.: il progetto parigino, di cui potete leggere qui.
Accanto alla camera c’era il bagno. Il famosissimo bagno con la pompetta per produrre la schiuma, con le finte vetrate fiorite e con accessori rosa confetto, che venivano conservati gelosamente per il timore di perderli.
Poi c’era il giardino.
Completamente foderato di carta adesiva verde smeraldo per simulare un perfetto prato all’inglese, era contornato da tutta una serie di mattoncini in marmo bianco alternato a marmo scuro (nella foto di riescono ad intravvedere). Aveva naturalmente delle aiuole, che erano chiaramente rivestite di carta adesiva marrone, come la terra. Aveva soprattutto, nella parte centrale, la piscina creata in vero cemento e dipinta di azzurro, nella quale Barbie poteva praticamente fare solo il pediluvio da quanto era bassa, ma questo era un dettaglio, che ovviamente a me non interessava.
Il giardino aveva tavolo e sedie, sdraio e dondolo. Tutti mobili che con Barbie non avevano nulla a che spartire, ma per dimensioni erano perfettamente adattabili. Questi mobili non esistono più e non mi è possibile neppure ritrovarli nel web, visto che non ricordo minimamente di che marca fossero.
Naturalmente la mia Barbie, come me, andava in campeggio. Aveva il camper e pure la tenda (che in foto però, stranamente non compare, il che mi fa supporre fosse andata distrutta prima dello scatto).
Faceva compagnia al rinoceronte uno splendido cavallo nero (di Big Jim), che a giudicare dalla sella di chiara impronta indiana non doveva essere facilmente cavalcabile da una Barbie principessa/amazzone. Ma pure questo era un dettaglio irrilevante.
Sulla jeep, di tanto in tanto, si caricava il gommone di Big Jim, con il quale l’allegra compagnia si faceva qualche giretto: il fuoribordo di famiglia insomma. Non ricordo benissimo come fosse fatto, quindi mi risulta abbastanza difficile trovare una foto corrispondente.
A completare il tutto, collocato strategicamente sopra il garage, c’era il salone di bellezza di Barbie: una vera beauty farm casalinga. Al momento se ne sta in cantina, chiuso dentro la sua scatola originale, l’unica rimasta.
Vi risparmio la lista degli abiti di Barbie (tuttora esistenti), di borse, scarpine e stivali, valige di vario tipo, accessori di bellezza e altri oggettini mignon che erano stipati dentro i mobili di questa casetta.
Manca solo un dettaglio per completare il quadro. Accanto alla villa di Barbie stava, defilata ma non troppo, la casetta della Famiglia Felice, con tanto di Famiglia Felice naturalmente (ve ne ho già parlato qui). Nella foto non compare, perché - ricordo benissimo - l’unico scatto concesso alla casa di Barbie doveva ritrarla al meglio della sua forma, senza contaminazioni esterne insomma. Ma la Casa Felice c’era e faceva parte di questo grande gioco che ha reso davvero incredibile la mia infanzia/adolescenza.
La casa di Barbie, durante la brutta stagione, quando non si poteva stare in terrazza a giocare, veniva chiusa. Il giardino veniva sollevato e appoggiato nella sua parte anteriore; un telo fermato da una corda la ricopriva tutta, affinché lo sporco non potesse rovinarla. Era un’operazione che svolgevo personalmente e che non permettevo a nessuno di fare. Così come non permettevo a nessuno di farvi le pulizie di primavera. La casa di Barbie era sacra ed intoccabile.
Quando il tempo dei giochi finì definitivamente fui io stessa a smontarla, così come fui io a preparare tutte le scatole per riporre il suo contenuto. Non fu facile, ricordo benissimo quella giornata, ma la morte del nonno e la successiva ristrutturazione di casa sua costrinsero a delle scelte precise.
Ho pensato tante volte di ricostruire la casa della mia Barbie, solo e semplicemente per il gusto di farlo, ma purtroppo non ho un posto adeguato dove tenerla e sarebbe quindi uno sfizio un po’ troppo impegnativo.
Sono comunque contenta che alcune parti di quella casa abbiano avuto nuova vita. Mi riferisco in particolare all’automobile (diventata una macchina da corsa) e al camper (trasformato in un camion da carico) ambedue usate dal Pripi per almeno tre anni e, naturalmente, alla camera di Barbie, che ho regalato dopo il restauro a mia nipote.
Ci sarebbero ancora tante cose da sistemare e, volendo, da regalare. Ma questo secondo passaggio - chissà come mai - non mi risulta proprio proprio così spontaneo. In cantina rimangono ancora due o tre scatoloni Barbie-friendly ed ho proprio l’impressione che rimarranno lì ancora per tanto.
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Aggiornamento del 22 aprile 2017
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Aggiornamento del 24 agosto 2026
Sempre emozionante rileggere (e ripubblicare) i vecchi post!
Indispensabile sottolineare che, passato ormai da anni il tempo dei giochi anche per mia nipote, la scatola con la camera della Barbie mi è stata restituita e si è riunita a tutti gli altri mobili.
Ho idea che dovrò, prima o poi, ricostruire davvero la mia vecchia casa della Barbie. Per me o magari, fra qualche anno, per qualche nipotina.



















Che meraviglia!!! Che tuffo nei ricordi!!! Io avevo la casa della Barbie e hai ragione, era una mezza fregatura!!!
RispondiEliminaSì, veramente, come ti ho detto prima, mi è venuta la lacrimuccia a scrivere il post!
Eliminaquesto post me lo devo rileggere con molta calma.
RispondiEliminaPoi torno a commentare meglio.
Per ora ti dico solo che mi salvo la pagina tra i preferiti e che ti invidio la casa realizzata dal tuo papà!
(il bagno lo possiedo anche io. E lo adoro! La casa me la sono comprata da adulta. Trovata ad un mercatino dell'usato per due euro ^_^)
Ahahaahhaah, lo sapevo che saresti arrivata, Sabrina!!!!
EliminaCome mettere del miele davanti a Winnie Pooh!!!!
Le Comari ti aspettano in raccolta con i tuoi giochi, eh!!!
Un post lungo un sogno, mi ci sono persa in ogni immagine, sono tornata bambina e ti ho invidiata parecchio per la tua casa di Barbie, molto meglio di quella che vendevano.
RispondiEliminaPenso che non puoi metterla in casa perché molto più grande di dove abiti tu. ahahaha
In effetti Barbie stava molto più comoda di quanto sto io, Rosy!
EliminaAveva pure il giardino, accidenti a lei!!!!
Quando invidiavo alle mie amiche quella casa, mai arrivata neanche da me, ma neanche la fortuna di averne una come la tua. Però tavolo e sedie anni '80 e salottino di vimini (che non era Barbie, ma lei ci si accomodava a meraviglia) ce li ho ancora dentro alle due mega scatole con tutte le cose, casa, nave, camper anni 2000 delle mie figlie (la fortuna di avere due figlie femmine ;) ). Ad ogni modo, quello che ti ha creato il tuo papà all'epoca era e rimane un ricordo inestimabile che nessuno ti porterà via!
RispondiEliminaGuarda, Beta, il figlio maschio da questo punto di vista è una frustrazione totale. Non si possono trasmettere conoscenze basilari!!!
EliminaQuanto al ricordo ... uno dei più belli!!!
Allora Fede, prima di tutto PRRRRRRRRRRRRRRRRRR e te lo meriti perchè sei più giovane ahhahhahhaha
RispondiEliminaPoi, che meraviglia e che meraviglioso papà! Adesso però non mi chiedo più da dove hai preso manualità e creatività. E por favor, tramandane più che puoi ai pargoli!!!
Io non l'ho mai avuta non la casa o la macchina, nemmeno la Barbie. Costava troppo!
Nemmeno con la figlia è entrata in casa. Le odiava!
Tu tiene preziosa come una reliquia questa opera d0arte paterna. E' un pezzo del suo cuore!
Bacio!
Manualità e creatività sono di derivazione paterna, indubbio.
EliminaOrganizzazione e pragmatismo di derivazione materna.
Le mie due anime insomma.
L'opera d'arte rimane vivissima nei miei ricordi, ovviamente.
Quanto al pargolo .... per fortuna ha creatività e fantasia da vendere!!!
Federica, è tutto stupendo! E' difficile regalare o disfarsi di queste cose. Sono ricordi, ricordi di mani che costruiscono mobili e incollano carta adesiva, di amore e pazienza, che sicuramente a tuo padre e tua madre non mancavano.
RispondiEliminaSei una creativa, e ora sappiamo benissimo da chi hai preso :)
Maira
Ciao, Maira, bentrovata!
EliminaIn effetti, come ho scritto, ciò che è rimasto di quei giochi è ancora sigillato e custodito gelosamente in cantina!!!
Non lo so, intanto lo spazio c'è .... poi un giorno magari .... boh ... in verità mi piacerebbe regalare i giochi a qualcuno che però sappia davvero apprezzare. I bambini di oggi sono sommersi di giochi e una cosa vecchia non sempre viene compresa fino in fondo. E' anche per questo che me li tengo stretti!
Siiii tienili!!! Regalarli sarebbe bello, ma come hai detto anche tu oggi i bambini apprezzano altre cose e sarebbe un peccato perdere i ricordi d'infanzia per niente... Conservali finché puoi! Le vere maghe del decluttering mi ucciderebbero a leggere queste parole, io per quanto ami disfarmi delle cose, in genere mi disfo solo ed esclusivamente delle cose inutili, sia a livello pratico sia a livello emotivo...
EliminaIo pure Maira, io pure!
EliminaMeglio che non dica quello che facevo alle Barbie delle mie sorelle.
RispondiEliminaGuarda, Massimiliano, sinceramente .... visto il tipo di libri che scrivi, mica sono stupita, eh!!!!
Eliminahahahaha, anche se Amazon mi ha messo arbitrariamente nella categoria horror (sti disgraziati) mica sono romanzi horror. Il fatto che decapitassi le barbie delle mie sorelline non significa nulla hahahaha. In compenso loro mi buttavano via i soldatini, le carognette.
EliminaMa, no assolutamente! Decapitare le Barbie è un'attività normalissima!!! Mio fratello, se ti può consolare, sdraiava le mie bambole per terra e saltava loro sulla faccia. Ecco!
EliminaFede ma tuo Papà si chiama mica Geppetto??? è fantastico .... sono praticamente estasiata dal gioco che ti ha fatto ... lo ammiro tantissimo -ho visto pochi papà capaci di tanto ... psecie per le figlie femmine ....sono in genere più propensi ben disposti verso i giochi per maschi ... un post bellissimo ... anch'io sai li tengo tutti i giochi ... i miei noa parte qualche bambola non ne avevo altri ...me li faccio ora ... ma quelli di mio figlio sono tutti conservati ... merito suo che li ha trattati con tanto rispetto ....
RispondiEliminaun abbraccio
Mio papà aveva le mani d'oro e molti interessi. Gli prendeva il raptus di fare qualcosa e la faceva. Capisci ora da chi ho preso.
EliminaIl rispetto per i giochi è una cosa che va insegnata. A me l'hanno insegnata e io l'insegno a mio figlio. Non tanto per il valore intrinseco dell'oggetto, ma perché ci si deve prendere cura delle proprie cose. E' una forma di rispetto anche quella.
Per questo motivo io ho rotto pochissimi giochi e ho potuto recuperare praticamente tutto, libretti compresi. Purtroppo con un figlio maschio certe cose sono rimaste lì, ma ciò che ho potuto recuperare è stato recuperato.
Del resto io ricordo ancora l'emozione di quando mia mamma mi ha regalato i suoi giochi, quelle poche cose che aveva. E unpo' l'ho rivista negli occhi del Pripi, quando ho portato su dalla cantina i miei vecchi scatoloni.
Troppo bravo tuo papá Federica! Una splendida casetta!
RispondiEliminaQuanti ricordi! I giochi dell'infanzia sono quelli più belli che ci accompagneranno tutta la vita.
Un abbraccione
Maria
Sì, vero, mio papà era bravissimo! Ho avuto una gran fortuna in questo senso.
EliminaE i ricordi dell'infanzia ... sacri!!!!
Un abbraccio, Maria!
cosa vedono i miei occhi!!! e cosa leggo? quindi siam pure di classe? se nel '79 avevi undici anni... hmmmm quanti ricordi...
RispondiEliminala spider è troppo oltre (mai vista prima! ops...chissà come mai?) il camper è restato un sogno (fortunatamente realizzato poi in adolescenza con uno vero!) tuo papi è stato un grande... il mio ha preferito scappare piuttosto che dedicarsi a queste cose... con mia sorella facevamo solo i vestitini per la Barbie... capperi non ricordo cosa ho mangiato ieri ma il primo vestito che ho fatto per la bambolina di 40anni (uh mamma che effetto sto numero!!!) fa me lo ricordo come fosse oggi! da paura!!!
post immenso e ricco di buoni sentimenti ... un bacione ragazza
La spider era veramente una figata!!!
EliminaPensa, invece, che io non ho mai fatto vestitini alle bambole. Non ero proprio capace!!!
Quanto ai ricordi .... tantissimiiiiiiiiiiiiiii!!!
Che meraviglia, Fede! Quanti ricordi! Io non avevo la casa di Barbie, ma avevo una meravigliosa casa delle bambole. Mi hai fatto venire voglia di partecipare alla vostra iniziativa...;-)
RispondiEliminaCiao, Liria cara, bentrovata!
EliminaMa le Comari ti aspettano a braccia aperte!!!!
I tuoi racconti sui tempi andati sono sempre magici.
Bè, ma quella casa è un vero spettacolo!!! Altro che quella che si comprava!
RispondiEliminaE mi è piaciuto tanto leggere la descrizione affettuosa di tutti i particolari.
Io non avevo la casa, ce l'aveva mia cugina, ma la macchina e il camper sì.
Anche io ho passato tantissimo tempo a giocare con le Barbie.
Ciao Federica! =)
Dani
Danielaaaaaaaaaaaaaaaaa, ma bentrovata!!!!!!
EliminaDevo dire che è stato coinvolgente scrivere questo post.
Amavo follemente questa casetta!
Ciao
RispondiEliminatutto bello. Bravissimo tuo papà-
Grazie Robby!
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