DIETRO LE ANTE

SQUITTY_I

Molto tempo fa è stato detto, che le mie chiacchiere - prolungate oltre ogni decenza, ripetute fino allo sfinimento, così acute da sfidare gli ultrasuoni - sembrano gli squittii di un topolino. Se sono diventata la Squitty insomma non è certo stato per caso.

Eppure, essendo una che ama visceralmente il silenzio ed essendo decisamente allergica a chi inonda gratuitamente il prossimo di parole, evito accuratamente di sommergere con le mie chiunque sia a tiro.

La verità è che sono più riservata di quanto sembra.

Gli strappi a questa regola ferrea si verificano solo in particolari occasioni e solo con determinate persone, quelle che stimolano con intelligenza il fiume dei miei pensieri e che, per questo loro merito, hanno la (s)fortuna di subire le mie elucubrazioni.

Con esse mi sento autorizzata a squitty_re liberamente.



CRAFTROOM

Non sono sempre stata creativa, anzi direi di aver scoperto abbastanza tardi la mia creatività.

Non sono neppure una creativa compulsiva, perché posso stare anche parecchio tempo senza fare nulla di manuale.

Ecco, potrei definirmi una creativa-quando-serve, perché di solito mi metto all'opera, quando ho un'esigenza precisa da soddisfare.

Faccio un po' di tutto, senza essere esperta di nulla, ma ottengo spesso buoni risultati, perché sono sufficientemente cocciuta da volerli ottenere e abbastanza perfezionista da non riuscire ad accontentarmi. Diciamo che, per fortuna, sono più le volte in cui me la cavo che quelle in cui faccio pasticci.

Ma non fatevi ingannare, non è tutto oro quello che luccica: pur amando le mie attività, dopo imprese titaniche che sconfinano spesso nel masochismo, arrivo tranquillamente ad odiarle e ad abbandonarle anche per parecchio tempo.

Sono, insomma, creativamente instabile!

Se siete curiosi di sapere cosa combino, fate uno zoom qui.



P_ASSAGGI

In un certo periodo della mia vita non solo facevo da mangiare, ma cucinavo pure (ché non è esattamente la stessa cosa): un bel risultato, considerando il mio antico e perpetrato disinteresse per il cibo in ogni sua forma.

Non certo una questione di linea (di quella non me ne è mai importato molto, neppure nei momenti in cui sarebbe stato opportuno almeno porsi il problema), semplicemente non mi piaceva nulla e le quattro o cinque cose che mangiavo volentieri non potevano neppure essere considerate gastronomia.

Il mio primo piatto cucinato - dovete capire, ero proprio impedita - è stata la pasta al tonno più o meno ai tempi del liceo. Erano tempi, in cui capitava di rimanere da sola in campeggio con mio fratello e bisognava pur mangiare! Le note per la sua preparazione - appunti scritti meticolosamente su una specie di notes, che altro non era che un vecchio blocco delle fatture non utilizzato della ditta di mio padre, pagine verdine alternate a pagine color crema di morbidissima carta, su cui la biro scorreva meravigliosamente - esistono ancora in mezzo ai ricettari di mia madre, testimonianza di una buona volontà progressivamente andata scemando nel corso del tempo.

Non mi sono mai appassionata alla cucina, cioè non tanto da farne un vero hobby, ma ho avuto belle soddisfazioni, soprattutto in occasione di cene fra amici, cucinando anche per molte persone. 

Il raptus culinario mi prende ancora di tanto in tanto, ma la cosa negli anni sta diventando sempre più rara. Sto via via perdendo il piacere di cucinare e quindi si può tranquillamente affermare, che in cucina ci sto solo di ... p_assaggio.



VERDI SPERANZE

Abitando in una mansarda cittadina, ho sempre sognato di avere un giardino e nella bella stagione l'invidia per gli spazi verdi delle altre abitazioni, fossero anche solo balconi o terrazzi, è sempre stata piuttosto accentuata.

Il tentativo di avere un qualcosa di vagamente somigliante ad un'aiuola mi ha portato, negli anni, a riempire i minuscoli davanzali di casa mia con vasi, vasetti e cassette di ogni tipo, arrivando ad appendere cestini in doppia fila, che sfidavano le leggi di gravità e che costringevano la mia schiena ad una ginnastica non desiderata. 

Il clima della mia città (freddo in inverno, rovente in estate) non ha mai favorito più di tanto la riuscita dei miei progetti. Così, con il passare del tempo e un po' a malincuore, sono arrivata all'eliminazione pressoché totale delle piante dai davanzali.

Se il clima cittadino ha smorzato il mio entusiasmo per le piante esterne, è stata l'incuria a decimare le mie numerosissime piante da appartamento. Negli ultimi anni ho toccato veramente i minimi storici e il vuoto che mi circonda è veramente spettrale.

Con l'acquisto della casa per le vacanze, però, è arrivato anche un giardinetto, che per me è una specie di parco.

La trasformazione da terreno incolto e disordinato ad angolo verde, possibilmente da rivista, è veramente lenta e ben lungi da essere completa, ma nutro ancora delle speranze.

Per il momento, dunque, mi sfogo lì. 



LETTO FRA NOI

Per quanto io sia una che, presa da un libro, riesce a leggerne interi paragrafi persino mescolando il sugo, associo le mie migliori letture a posti comodi.

Si contendono il primato: il letto (soprattutto delle vecchie caravan e del camper), la sdraio (imbottita di asciugamani da spiaggia), l'amaca (idem, ma con supplemento dondolio). Il divano non è mai entrato seriamente in competizione.

Ma avete presente l'alchimia, che si crea, mischiando comfort fisico e pagine fruscianti? Ma la mente vola! E più sprofondi nel morbido e più ti immergi nella narrazione.

In epoca pre-Pripi mi immergevo anche fisicamente sotto le coltri, leggendo fino a tarda ora con una lampadina fornita gentilmente dal consorte desideroso di dormire.

Adesso non mi immergo più, perché se lo faccio, con il mal di schiena che mi ritrovo, mi devono estrarre con il carro attrezzi.

In compenso ho un nuovo paio di occhiali da presbite, che fa molto intellettuale.

Nonostante questo non leggo più come una volta e sul mio comodino, oltre ai libri, è comparso da qualche anno uno strumento infernale, che mi permette di rimanere connessa al mondo in qualsiasi momento. Così, se da un lato leggo molto più online, leggo molto meno offline.

E non so quanto sia una bella cosa.



PAROLE SPARSE

Scrivere, per me, non è mai stato facile. La pagina bianca mi ha sempre messo il panico e ci sono stati momenti, in cui mettere insieme anche solo due parole era davvero faticoso.

A dirla tutta non penso di avere grandi capacità, anche se con il tempo qualche progresso l’ho fatto.

Eppure ho aperto questo blog.

Entusiasmo, incoscienza, curiosità. Non so, che cosa abbia prevalso, però l’ho aperto e, incredibilmente, ci scrivo anche.

Non solo. Mi è capitato anche di inventare storielle, filastrocche, finali di racconti, improvvisandomi scrittrice ... per dire, chiaro!

Per me è solo un modo diverso di giocare, di mettermi alla prova, di vedere fino a che punto riesco ad arrivare.

Scrivere con la tastiera mi ha fatto anche superare il rigetto per la mia pessima grafia, probabile motivo per il quale detesto scrivere a mano. 

Quali che siano le motivazioni negli ultimi anni, inspiegabilmente, spargere parole per il web è diventato uno dei miei passatempi preferiti, a tratti addirittura il preferito.

Mi sto ancora interrogando sul perché.



QUI E LÀ

Tendenzialmente non mi piace andare in giro, amo stare a casa.

Non mi chiedete, dunque, di andare a fare quattro passi, tanto per fare qualcosa: io so già come trascorrere le mie giornate.

Non proponetemi neppure una passeggiata, semplicemente perché il tempo è bello e con un sole così non si può stare rinchiusi: questo lo dite voi, se ho in mente qualcosa, il cielo azzurro mi mette solo di buon umore e lavoro meglio. 

Non suggeritemi nemmeno di andare a prendere aria, che fa tanto bene: io sto già bene, facendo quello che mi piace fare.

Vivo dunque da reclusa? Assolutamente no.

Mi piace andare a zonzo, ma solo quando ne vale veramente la pena, quando l'uscita, la gita, il viaggio danno davvero soddisfazione, quando hanno uno scopo ben preciso, quando posso vedere qualcosa di nuovo, quando posso scoprire, imparare, fare un'esperienza nuova.

Amo il mare, ma anche la montagna (incredibilmente, perché non è sempre stato così). Sono pazza per la campagna e per i piccoli centri sperduti nel nulla, dove la vita scorre con i ritmi di un tempo. Detesto i laghi, a meno che non siano specchi di acqua purissima in luoghi praticamente inaccessibili. Mi piacciono le città d'arte e i grandi musei, ma apprezzo soprattutto quelli più piccoli, che nascono dalla passione di uno o di pochi.

Adoro tutto ciò che ha una storia da raccontare.

Insomma di tanto in tanto gironzolo qui e là, ma solo se mi va!



CARPE DIEM

Nell'era della pellicola il concetto di carpe diem era chiaro solo ai fotografi professionisti o meglio solo loro riuscivano veramente a cogliere l’attimo.

Noi comuni mortali, con le foto-contate-che-il-rullino-sta-finendo, mica potevamo fare tanti i brillanti. Già lo sviluppo ci costava un patrimonio, se poi neppure riuscivamo a centrare il passerotto, che mangiava le briciole dalle manine del pupo adorato, perché si alzava in volo spaventato dalle urla terrorizzate del medesimo pargolo, e fotografavamo, se andava bene, solo un pezzo di coda del volatile, allora l'unica cosa che carpivamo era una bella incazzatura.

Adesso anche gli impediti hanno più probabilità di cogliere l'attimo, perché scattare tanto o poco non fa molta differenza. Certo poi, magari, i risultati non sono comunque eccelsi, ma è sempre un passo avanti.

Io appartengo senza dubbio alla categoria degli impediti, che a forza di scattare sono riusciti a sganciarsi dal giogo del sorriso stampato da mamma del Mulino Bianco, dal fermo-immobile-sennò-la-foto-viene-mossa, dal cambiamo-almeno-lo-sfondo-altrimenti-le-foto-sono-tutte-uguali.

Eliminate queste preoccupazioni di ordine pratico anche l'impedito può seguire l'ispirazione e lasciarsi andare. Se poi è dotato di una buona macchina fotografica, riesce anche ad ottenere buoni risultati.

Male che vada c'è il fotoritocco.



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